domenica 31 ottobre 2010

E sembrava importantissima
una rete di Ronaldo
o una lettera d'amore
che arrivava un po' in ritardo...

mercoledì 20 ottobre 2010

domenica 17 ottobre 2010

Quanto vorrei scrivere quello che sento, quanto vorrei esserne capace. Stare come un cane senza il branco: solo, ferito, tradito, affamato. Sentire il bisogno di gridare forte ma non esserne capace e anche essendone capace sapere che nessuno ascolterà. Affidare alla rete solo un mugolio strozzato.
Però sapere anche di avere sempre tenuto la schiena diritta, di non avere mai mollato un centimetro e di non avere mai camminato sulla testa di nessuno. Tutto davvero fuori moda, ma se un giorno Qualcuno tirerà le somme ne dovrà tener conto.

venerdì 15 ottobre 2010

Francesca (Ezra Pound)

Venivi innanzi uscendo dalla notte
recavi fiori in mano,
ora uscirai fuori da una folla confusa,
da un tumulto di parole intorno a te.

Io che ti avevo veduta fra le cose prime
mi adirai quando sentii dire il tuo nome
in luoghi volgari.
Avrei voluto che le onde fredde sulla mia mente fluttuassero,
e che il mondo inaridisse come una foglia morta,
o vuota bacca di dente di leone e fosse spazzato via,
per poterti ritrovare,
sola.
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You came in out of the night
and there were flowers in your hand,
now you will come out of a confusion of people,
out of a turmoil of speech about you.

I who have seen you amid the primal things
was angry when they spoke your name
in ordinary places.
I would that the cool waves might flow over my mind,
and that the world should dry as a dead leaf,
or as a dandelion see-pod and be swept away,
so that I might find you again,
alone.

mercoledì 13 ottobre 2010

Quello che veramente ami rimane

Quello che veramente ami rimane,
il resto è scorie
Quello che veramente ami non ti sarà strappato
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
Il mondo a chi appartiene, a me, a loro
o a nessuno?
Prima venne il visibile, quindi il palpabile
Elisio, sebbene fosse nelle dimore d’inferno,
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
La formica è un centauro nel suo mondo di draghi.
Strappa da te la vanità, non fu l’uomo
A creare il coraggio, o l’ordine, o la grazia,
Strappa da te la vanità, ti dico strappala
Impara dal mondo verde quale sia il tuo luogo
Nella misura dell’invenzione, o nella vera abilità dell’artefice,
Strappa da te la vanità,
Paquin strappala!
Il casco verde ha vinto la tua eleganza.
“Dominati, e gli altri ti sopporteranno”
Strappa da te la vanità
Sei un cane bastonato sotto la grandine,
Una pica rigonfia in uno spasimo di sole,
Metà nero metà bianco
Né distingui un’ala da una coda
Strappa da te la vanità
Come son meschini i tuoi rancori
Nutriti di falsità.
Strappa da te la vanità,
Avido di distruggere, avaro di carità,
Strappa da te la vanità,
Ti dico strappala.
Ma avere fatto in luogo di non avere fatto
questa non è vanità
Avere, con discrezione, bussato
Perché un Blunt aprisse
Aver raccolto dal vento una tradizione viva
o da un bell’occhio antico la fiamma inviolata
Questa non è vanità.
Qui l’errore è in ciò che non si è fatto, nella diffidenza che fece esitare.


Ezra Pound (Cantos Pisani, 81)